Se pensiamo all'area geografica compresa fra Trento e Rovereto, fra il Lago di Garda e le Alpi, è inevitabile che si affastellino nella mente immagini predeterminate da convenzioni visive, luoghi comuni del vedere appiattiti in un effetto cartolina che schiaccia lo spessore di un paesaggio e dei luoghi in formati visivi difficilmente discostabili dal cliché. Sono dinamiche di standardizzazione e distribuzione visiva rapida che incasellano modalità visive e culturali più vaste e più pregnanti, che necessitano di scivolare al di fuori delle convenzioni istituzionali del guardare e del percepire.
Come oltrepassare l'effetto cartolina, bucare, graffiare, smontare e riassemblare immagini rigide e recuperarne - anzi svelarne - un senso più vivo, non solo lasciando riaffiorare movimenti e correnti nascoste ma restituendo senso e spessore all'immagine stessa? Come infrangere il sistema rappresentativo convenzionale, sfondare la bidimensionalità di un modo di pensare e di vedere, unire la modalità del "looking at" a quella del "looking through"?
In che modo cogliere il respiro del paesaggio?
Il suono e la musica sono i mezzi espressivi scelti da Sound Threshold per confrontarsi con tali interrogativi. Attraverso interventi performativi, concerti, installazioni sonore e field recordings il progetto indaga il paesaggio visivo, naturale, letterario e acustico del Trentino in dialogo con le ricerche più avanzate nell'ecologia, nella tecnologia e nell'archeologia.
Nato da una riflessione sulle molteplici forme d'interazione tra musica, suono e paesaggio, e da un'indagine volta ai contesti di produzione al di fuori dei circuiti dell'arte e della musica consueti, Sound Threshold presenta i primi risultati di tale indagine tracciando al tempo stesso possibili future strade di produzione interdisciplinare a confronto con il contesto trentino.
In un saggio del 1973, Line And Surface, Vilém Flusser individuava nel suono un elemento destabilizzante rispetto alle dinamiche schermo / superficie e ai ragionamenti standard sui media. "This third dimension, which drives a wedge into the surface reading, is a challenge to those who think in surfaces; only the future can show what will come of this." Possiamo intendere il suono come elemento che lacera e al tempo stesso ricuce e dà nuova consistenza alle immagini stesse, mettendo in atto non solo un attraversare ma un addensare, non semplicemente un transito ma un sostare e un impregnarsi.
Raccogliere, interpretare e disseminare suoni sul territorio, spostandosi dall'idea comune di paesaggio come schermo appiattito e opaco, che assorbe e divide, a un rinnovato senso del paesaggio non semplicemente come transito ma soprattutto come soglia: non è una direzionalità lineare (il tanto a lungo celebrato passaggio da Nord a Sud) quella che proponiamo, piuttosto un esitare trepidante sulla soglia a innescare movimenti circolari e zone di permanenza. Un abitare la soglia e vagare sul sottile schermo che discrimina e mette in comunicazione. Come scriveva Ralph Waldo Emerson: "We live amid surfaces, and the true art of life is to skate well on them."
Il suono come senso di appartenenza e aggregazione, in perpetuo rifrangersi: non esistono paesaggi sonori oggettivi o immobili, esistono le numerose fluttuazioni che un segnale sonoro può assumere mentre accoglie in sé storie, conformazioni del terreno e caratteristiche di luce proprie di un luogo.
Daniela Cascella e Lucia Farinati, aprile 2008